Se rifacciamo i conti con questa (eco)logica, vediamo che la mia generazione e soprattutto quella precedente (insomma, chi è nato dagli anni '30 ai '70) hanno vissuto ben oltre le proprie effettive possibilità, mantenendo un tenore di vita che ha consumato la maggior parte delle risorse materiali ed energetiche che il pianeta aveva immagazzinato in miliardi di anni. Ma il problema non finisce qui: purtroppo abbiamo insegnato anche ai nostri figli lo stesso stile di vita.....
Presentazione dell'esperienza di un “nucleo domestico” che ha iniziato a “praticare la sostenibilità”, senza alcun rilevante cambiamento dello stile di vita. Un “sistema di buone pratiche” con commenti, divagazioni, ed altri futuri “buoni propositi”............
lunedì 21 novembre 2011
DIVAGAZIONE: i fine settimana degli “indignati”
Appurato che le teorie economiche degli ultimi decenni non hanno mai contabilizzato i costi ambientali (considerandoli “esternalità”) è più facile comprendere ciò che sta succedendo in questi anni di “crisi”, che, fin dall'inizio, gli ecologisti dissero essere di tipo ecosociale (quindi strutturale e non solo finanziaria).
DIVAGAZIONE: il cambio di paradigma
I sistemi naturali non sono più in grado di reggere il continuo e crescente impatto dei consumi. Quindi l'attuale modello di crescita economica materiale e quantitativa non è più sostenibile. Va cambiato. Il consumo di energia e la qualità della vita non sono più strettamente correlati come lo sono stati dall'inizio dell'era industriale fino agli anni settanta. Da decenni oramai il tipo di crescita misurata dal PIL non porta più un effettivo guadagno per la collettività, ma solo per pochi individui, ed a fronte di crescenti esternalità sociali negative. Lo stesso accade con il reddito procapite, che continua a crescere, insieme però alla percentuale di famiglie povere.
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