Il primo e più importante passo verso il cambio di paradigma sta nel combattere la logica neoliberista del profitto senza regole e limiti e di una (impossibile) crescita infinita. E' culturale più che politico.
Serve poi un modello economico che porti alla riduzione degli attuali consumi di energia e materia ed all'utilizzo di energia e materia sostenibile e alterativa (rinnovabili e materia seconda proveniente dal riciclo), e in quest'ottica rilanci il lavoro. Un'economia verde, che riconduca alla realtà gli strumenti finanziari. Che si basi su materie prime “più democratiche” e quindi sottratte alla speculazione della (turbo)finanza virtuale. Materie prime che un giorno mi piacerebbe potessero addirittura essere catalogate fra i beni comuni; quelli che al referendum i cittadini hanno deciso che debbano essere tutelati dallo Stato. Che vengano gestiti da un mercato che, per dirsi “libero”, non debba per forza sfuggire a regole sane e “democratiche”. Non sostengo quindi la ripubblicizzazione, ma tutele ed incentivazioni allo svilupparsi di centinaia di migliaia di (ri)produttori di energia e materia. Utopia ? E perché mai ?.... Certo è un processo che bisogna anche accompagnare “dal basso”, come singoli cittadini “praticanti”. Ma se sta riuscendo a me, tutti possono farlo.......
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