lunedì 21 novembre 2011

DIVAGAZIONE: il cambio di paradigma

I sistemi naturali non sono più in grado di reggere il continuo e crescente impatto dei consumi. Quindi l'attuale modello di crescita economica materiale e quantitativa non è più sostenibile. Va cambiato. Il consumo di energia e la qualità della vita non sono più strettamente correlati come lo sono stati dall'inizio dell'era industriale fino agli anni settanta. Da decenni oramai il tipo di crescita misurata dal PIL non porta più un effettivo guadagno per la collettività, ma solo per pochi individui, ed a fronte di crescenti esternalità sociali negative. Lo stesso accade con il reddito procapite, che continua a crescere, insieme però alla percentuale di famiglie povere.

Il primo e più importante passo verso il cambio di paradigma sta nel combattere la logica neoliberista del profitto senza regole e limiti e di una (impossibile) crescita infinita. E' culturale più che politico.
Serve poi un modello economico che porti alla riduzione degli attuali consumi di energia e materia ed all'utilizzo di energia e materia sostenibile e alterativa (rinnovabili e materia seconda proveniente dal riciclo), e in quest'ottica rilanci il lavoro. Un'economia verde, che riconduca alla realtà gli strumenti finanziari. Che si basi su materie prime “più democratiche” e quindi sottratte alla speculazione della (turbo)finanza virtuale. Materie prime che un giorno mi piacerebbe potessero addirittura essere catalogate fra i beni comuni; quelli che al referendum i cittadini hanno deciso che debbano essere tutelati dallo Stato. Che vengano gestiti da un mercato che, per dirsi “libero”, non debba per forza sfuggire a regole sane e “democratiche”. Non sostengo quindi la ripubblicizzazione, ma tutele ed incentivazioni allo svilupparsi di centinaia di migliaia di (ri)produttori di energia e materia. Utopia ? E perché mai ?.... Certo è un processo che bisogna anche accompagnare “dal basso”, come singoli cittadini “praticanti”. Ma se sta riuscendo a me, tutti possono farlo.......

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