lunedì 21 novembre 2011

DIVAGAZIONE: i fine settimana degli “indignati”

Appurato che le teorie economiche degli ultimi decenni non hanno mai contabilizzato i costi ambientali (considerandoli “esternalità”) è più facile comprendere ciò che sta succedendo in questi anni di “crisi”, che, fin dall'inizio, gli ecologisti dissero essere di tipo ecosociale (quindi strutturale e non solo finanziaria).
Se rifacciamo i conti con questa (eco)logica, vediamo che la mia generazione e soprattutto quella precedente (insomma, chi è nato dagli anni '30 ai '70) hanno vissuto ben oltre le proprie effettive possibilità, mantenendo un tenore di vita che ha consumato la maggior parte delle risorse materiali ed energetiche che il pianeta aveva immagazzinato in miliardi di anni. Ma il problema non finisce qui: purtroppo abbiamo insegnato anche ai nostri figli lo stesso stile di vita.....
Il neoliberismo reaganiano e thatcheriano, che in tutti i paesi industrializzati degli anni '80 ha accelerato questo processo, è riuscito in casa propria (nei paesi anglosassoni) a fare anche più danno, riducendo i servizi pubblici e convincendo le famiglie a strutturare un budget di spesa superiore ai loro redditi, e queste hanno così fatto un eccessivo ricorso al credito. La forbice fra ricchi e poveri si è quindi aperta a dismisura ed il loro debito privato è arrivato alle stelle. Diverso, anche se di poco, è ciò che è successo in zona Euro, dove, per mantenere gli eccessivi stili di vita, si è “più democraticamente” abusato del debito pubblico.
Adesso le nuove generazioni con i loro slogan ci dicono che non sono disposte a “pagare questa crisi”. E' formalmente giusto. Bisogna tentare di restituire loro il maltolto. Intendo forse dignità, lavoro, soldi ? No !!!!!!! Se vogliamo bene ai nostri figli bisogna metterli innanzitutto nella condizione di poter cambiare i loro stili di vita; altrimenti qualsiasi “perequazione generazionale” lascerà il tempo che trova. Eviterà l'inizio di uno “scontro generazionale”, ma non li salverà dal catastrofico deficit di servizi ecosociali. Quindi, se vogliamo che possano avere una vita qualitativamente soddisfacente, con poche o nessuna rinuncia rispetto a ciò che abbiamo avuto noi, dobbiamo innanzitutto garantire loro un “accesso perpetuo” alle risorse energetiche e materiali........ Come fare ? Strutturare il cambio di paradigma (dal “consumo a perdere” al rinnovabile ed al riutilizzabile, passando per il risparmio) costa, ma le risorse finanziarie ci sono. Basta sottrarle alla finanza speculativa, ad esempio accelerando l'entrata in vigore della Tobin tax europea. Loro, gli indignati, lo hanno ben presente ed lo stanno urlando in tutte le piazze del mondo.
Siamo noi “anziani” che non lo abbiamo capito. Cerchiamo ancora di aiutare i nostri figli pagando loro servizi e prodotti “antiquati” o sempre meno “sostenibili”. Ho amici coetanei che, dopo aver regalato al figlio un “colabrodo energetico” più che una casa per il suo futuro, adesso gli pagano le esose bollette di gas e luce. Altri che, in occasione dell'ennesima firma del contratto da precario, gli hanno regalato l'auto dei suoi sogni, che però non riesce a mantenersi da solo. Altri ancora che riempiono il suo frigorifero esclusivamente con prodotti pubblicizzati in televisione, quasi che altrimenti non li riconoscesse e si potesse lasciar morire di fame.......
Magari così evitiamo che si “indignino”, ma li roviniamo definitivamente. Così non li incentiviamo a “praticare” un nuovo stile di vita, a lottare per il cambio di paradigma, per la svolta ecosociale.
Forse il problema è che noi “anziani” non siamo più culturalmente in grado di voltare pagina, perché troppo assuefatti alla società dei consumi. Ma se proprio non comprendiamo la sostenibilità, se non riusciamo, anche da “anziani”, ad essere almeno un po' alternativi, bisogna perlomeno comprendere che è arrivato il momento di mollare, di farsi da parte. Al limite, di lasciarli sbagliare da soli.
Oppure, l'unica alternativa per rendersi ancora utili è rimettersi a “studiare” e reinventarsi con loro un nuovo stile di vita ecosociale. Certo, passati gli “anta” si fa più fatica, ma vi assicuro che è divertente.....

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