Non sono un tecnico del settore energetico, ma solo un “praticante appassionato” della sostenibilità che ha dovuto investire in un lungo recupero edilizio. Nell'ultimo decennio ho quindi “affrontato” con il mio nucleo familiare un “percorso di sostenibilità domestica”, che ci ha dato ottimi risultati, tanto che ho fatto della “sostenibilità domestica” il mio "hobby".
Mi definisco ambientalista, ma non “integralista” (ossia, di quelli contrari ad ogni dinamica territoriale). Sono anzi decisamente incline “al fare”, pur vincolando ogni azione alla ricerca ed applicazione di soluzioni “sostenibili”.
Negli ultimi quindici anni ho lavorato molto, ed un po' lavoro ancora a supporto dei “decisori”. E' un'attività per molti aspetti divertente. Scopri cose interessanti. Ad esempio uno spirito ambientalista che non ti aspetti in determinati personaggi politici o viceversa proponenti del capitolo ambiente di programmi politici locali che non hanno una minima conoscenza del significato del termine “sostenibilità”.
Contribuire a mettere in moto processi virtuosi, “pubblici” e/o “collettivi”, quali quelli inerenti le “buone pratiche sostenibili”, non mi ha però mai fatto “sentire completo”. Chi si riconosce “ambientalista”, non può limitarsi a lavorare per mobilitare risorse intellettuali, culturali e politiche e poi non comportarsi coerentemente nell'ambito del proprio “nucleo domestico”. Deve verificare se l'azione “culturale” che svolge nell'ambito dell'associazionismo, o del proprio lavoro, è o no sensata. Non può attendere per vedere se “la società” di cui fa parte cambia in meglio o in peggio...... “Sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo”, disse un uomo veramente saggio, che la cultura occidentale non ha mai valutato abbastanza.
Quindi, un bel po' di anni fa, ho deciso che “volevo provarci”............. ed ecco che sono diventato un “praticante” della sostenibilità............
Paolo