Stimolato da un commento al precedente post, cerco di evitare un possibile fraintendimento.
Credo nella valenza dell'azione privata a complemento di quella pubblica e non voglio cadere nell'imbroglio del dibattito ”azioni individuali” contro “azioni collettive”............... Pratico le prime a casa mia e qui ne discuto con chi è disposto ad ascoltare e/o dialogare; applico le seconde come iscritto ad associazioni ambientaliste e ne discuto con gli altri iscritti e, casomai, con i miei rappresentanti politici.
Nelle associazioni ho sempre partecipato perché chi ci governa agevoli le “buone pratiche”. Ma adesso non basta più. Nella mia provincia le istituzioni hanno fatto abbastanza. Almeno tutto quanto è necessario perché i singoli possano cominciare ad agire. Adesso bisogna diffondere la conoscenza.
Diffondere le buone pratiche è un'azione che richiede indubbiamente molte energie, ma ritengo che sia particolarmente adatta ai periodi di crisi. Non penso sia utile scrivere un libro su come la gente dovrebbe cambiare. Serve invece “provare” e poi dire ai vicini “come è andata”. Ecco il senso della “presentazione” della mia esperienza e di questi pochi appunti aggiuntivi.
Nelle crisi bisogna ripartire dal basso ed a prima vista divenire “ecosostenibili” può sembrare difficile o “pesante”, ma lo può essere solo se viene vissuto come un obbligo. Oltre a procedere a piccoli passi, guidati dalle reali necessità, non siate mai impositivi verso chi vi vive vicino, in primis con gli altri componenti del nucleo domestico. Via via che si procede vi accorgerete che tutto diventa più facile e condiviso. Ma di questo parlerò nella prossima “divagazione”........
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