Chi avrà la costanza di seguire queste divagazioni, individuerà un filo logico, che “racconta” una lenta e progressiva “ricerca della sostenibilità domestica”, solo in piccola parte influenzata dalla letteratura dei primi “paladini del settore”. Troppo impegnativi per me i loro obiettivi: non ho mai inteso condividerne appieno le azioni........
Ma la maggior parte dei principi sì. E la recente lettura dell'ultimo libro di Beaven (“Un anno a impatto zero”) ha senz'altro influenzato la mia decisione di fare prima qualche presentazione pubblica della mia esperienza e poi di aprire questo blog.
Inizierò con il raccontare perché è nato il mio “Percorso.........”; qualcuno potrebbe infatti avere esigenze analoghe o essere motivato a fare un'esperienza simile. Riorganizzerò poi alcuni appunti presi durante questi ultimi anni che riportano “sani principi” per accelerare lo sviluppo delle “buone pratiche” nel vostro “nucleo domestico”. Non mi aspetto certo che tali principi vengano condivisi da tutti, ma se hanno funzionato con me, è probabile possano andar bene anche per qualcun altro.
Quindi accennerò ai probabili, imprevedibili, sviluppi che il “Percorso domestico verso la sostenibilità.....” sembra avere, e nel frattempo riporterò alcune idee per azioni collettive (che devono sempre essere complementari a quella individuale), nella speranza che qualcuno di voi “posti” contributi ben più significativi.
Sarebbe opportuno accennare anche al necessario ruolo della politica ed analizzare il pensiero delle associazioni ambientaliste sulla green economy, ma mi riprometto di affrontare questi argomenti più in là e solo se nascerà un dibattito serio ed equilibrato.
Non ho incertezze nel definirmi un “ambientalista”. Ma certamente non un “integralista”, di quelli contrari ad ogni dinamica territoriale. Sono anzi decisamente incline “al fare”, pur vincolando ogni azione alla ricerca ed applicazione di soluzioni sostenibili.
Negli ultimi quindici anni ho lavorato molto, e lavoro ancora a supporto dei decisori.
E' un'attività per molti aspetti divertente. Scopri cose interessanti. Ad esempio uno spirito ambientalista che non ti aspetti in determinati personaggi politici o viceversa proponenti del capitolo ambiente di programmi politici locali che non hanno una minima conoscenza del significato del termine “sostenibilità”.
Contribuire a mettere in moto processi “pubblici” e/o “collettivi”, non mi ha però mai fatto “sentire completo”. Chi si riconosce “ambientalista”, non può limitarsi a lavorare per mobilitare risorse intellettuali, culturali e politiche e poi non comportarsi coerentemente nell'ambito del proprio “nucleo domestico”. Deve verificare se l'azione “culturale” che svolge in un ambito pubblico è o no sensata. Non può attendere per vedere se “la società” di cui fa parte cambia in meglio o in peggio...... “Sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo”, disse un uomo veramente saggio, che la cultura occidentale non ha mai valutato abbastanza.
Quindi, qualche anno fa, ho deciso che “volevo provarci”. Ed adesso, complice la crisi che ha alterato gli equilibri di una vita tranquilla, intendo anche accelerare. Ho voluto iniziare a pensare, agendo coerentemente con la mia azione.... Direte, ti sei sbagliato; è il contrario: si dice “agire coerentemente con il proprio pensiero”. No, l'inversione è voluta. Perché nel mondo ambientalista già ci sono troppi pensatori e pochi veri praticanti. Eppure le “buone pratiche” sono conosciute e fattibili. Ma manca chi le applichi, provi a metterle a sistema, e poi magari racconti agli altri come è andata.
Quindi vado avanti con il lavoro e l'impegno politico/culturale associativo, a favore di decreti e delibere sulle “buone pratiche”; ma, per quanto mi riguarda, ho deciso che parallelamente doveva esserci anche un impegno pratico, come singolo individuo, o meglio, appartenente ad un “nucleo domestico”. Perché, se non provo, ho paura di sbagliare, di non avere abbastanza esperienza per poi “influire positivamente”.
Oggi, dopo un decennio dall'inizio del mio “Percorso di sostenibilità.......”, mi sento “moralmente” in grado di parlarne agli altri, perché sono convinto di avere qualcosa da dire e da dare, avendo ottenuto risultati oltre le attese.
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