Io apprezzo tantissimo il lavoro di Siena Ambiente, il gestore del ciclo dei rifiuti della mia città. E' quasi motivo di orgoglio abitare in un territorio con un così efficiente servizio di raccolta, recupero e smaltimento. Altrove se ne sentono tante e vi garantisco che non ce le raccontano tutte. So di potermi fidare e quindi ho deciso di non preoccuparmi più di dove andrà a finire la mia differenziata. Adesso voglio capire bene da dove vengono tutti questi rifiuti e del perché dovrebbe essere ineluttabile che il loro quantitativo aumenti continuamente.
Uno degli obiettivi 2011 del mio “Percorso di sostenibilità domestica” sarà quindi provare a diminuire il quantitativo di rifiuti prodotto dal mio nucleo domestico. Mi baserò su questi due intendimenti:
- non farmi più “imporre” consumi ingiustificati di risorse. Gli economisti classici credono che i nostri desideri siano illimitati, e che l'economia sia una grande macchina votata a compiacerli. Ma questo è inaccettabile. Le risorse del pianeta non sono illimitate e tutti in casa abbiamo già tante cose praticamente inutili
- abbandonare abitudini non più funzionali o che non ci comportino privazioni. Una privazione è tale solo se quando applicata ci fa sentire meno felici. Qualcuno può forse sostenere che buste e vaschette di plastica sono in grado di renderci più felici ? Sono pensate per essere buttate subito via, ma fatte con materiale che dura in eterno...... Oramai è entrato nel nostro ciclo biologico. Ricerche mediche statunitensi dicono che nel nostro corpo abbiamo circa 200 sostanze chimiche sintetiche derivanti dalla degradazione delle materie plastiche. Per molto meno, migliaia di altri prodotti sono stati messi al bando dall'OMS. La lobby delle multinazionali del carbonio finora è riuscita ad imporci la “falsa esigenza” delle buste di plastica. Da inizio 2011 sono state tolte dalla catena commerciale, ma c'è da attendersi che la lobby del carbonio tenti di venderci la relativa quota di scarti di lavorazione degli idrocarburi sotto forma diversa......
Fatta un po' di esperienza potrei poi portare la questione all'interno delle associazioni che si occupano di sostenibilità e verificheremo se varrà la pena farne una delle azioni per i prossimi anni. Azioni che quando va bene si risolvono con la discussione di un progetto con i portatori di interesse e la proposizione ai decisori di alcune buone pratiche fruibili collettivamente. L'obiettivo comune dovrebbe essere tentare di convincere la grande distribuzione alimentare locale a diminuire effettivamente il contenuto in carbonio di prodotti e servizi, accorciare la filiera e renderla trasparente e tracciabile, sostenere le economie locali e le produzioni biologiche.
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