mercoledì 25 maggio 2011

DIVAGAZIONE: Inizio della “prova di ecosostenibilità”

Vi invito a fare una prova che oramai è un classico per i neo-ecosostenibili. Voi tutti senz'altro già fate la raccolta differenziata e quindi quanto vi propongo è fattibile e non poi così disgustoso. Partite con i contenitori vuoti, conservate la spazzatura per tre o quattro giorni e poi verificatene il contenuto. Se il reparto plastica è più grande di tutti gli altri, già avete una prima risposta del tipo di consumatore che siete. Viceversa il contenitore del biologico deve avere una certa consistenza. Scarti che dimostrino una lavorazione di cibi freschi: bucce, piccole ossa (se non siete vegetariani), ecc.. Altrimenti vuol dire che avete ritmi di vita sbagliati o comunque non salutari. State mangiando cibo da asporto o perlomeno preconfezionato. Vi state facendo condizionare dalle esigenze distributive delle catene di supermercati.
PIU' PLASTICA = PROGRESSO ?
Mi chiedo: è mai possibile che tutte le cose che prima si trovavano al banco, cucinato compreso, adesso si trovino preconfezionati (vaschette e pellicole di plastica) nei frigoriferi orizzontali o nei microonde ?
Le esigenze della catena distributiva sono chiare: risparmio per il personale, lettura del prezzo automatica, ecc., ed alcune sembrano anche coincidere con quelle dell'utente: portabilità, igiene, visibilità del prodotto dei componenti e del prezzo. Ma non è così: l'ingombro è maggiore; sull'igiene non avete garanzia, perché non eravate presenti al momento della “lavorazione” (o “imballaggio”) del prodotto; e poi al banco visibilità e scelta sono senz'altro migliori ed a un prezzo inferiore. Viceversa, consumatore e collettività stanno pagando quattro costi: l'alimento, il contenitore (sia in termini di risorsa, il petrolio di cui la plastica è “derivato di risulta”, che di produzione; ovviamente anch'essa concentrata nelle mani delle multinazionali del carbonio, che così “valorizzano” gli scarti delle loro lavorazioni primarie, i carburanti), lo smaltimento, i costi sociali dell'inquinamento.
Queste “esigenze indotte” vengono create continuamente, per dare “false risposte” alla richiesta di “false comodità”; false perché in realtà peggiorano la qualità della nostra vita.
Non vorrei dover dire che le predette modalità di confezionamento (adesso incredibilmente adottate anche al banco), siano consapevolmente indotte; ossia che la grande distribuzione sia direttamente condizionata dalle multinazionali del carbonio. Però mi aspetterei che almeno la distribuzione cooperativa cambi strada. Prenda atto che dai magazzini entra ed esce più materiale per l'imballo che alimenti e quindi proponga qualche alternativa.
Ce ne sono molte. Adesso mi limito a segnalarne alcune che sarebbero di mio gradimento: banchi “sensoriali” di prodotti a Km zero con imballo in sola carta alimentare non colorata e, al limite, buste in Mater-bio; distribuzione di detersivi e pasta sfusi; ritorno al confezionamento diretto al banco. Il tutto affiancato dal lancio di una linea di contenitori “fidelizzante” (sacchetto di mussola per la pasta, sacchi ripiegabili “a scomparsa” per tutta la spesa, contenitori di plastica riutilizzabili di peso standard, ecc.).

Nessun commento:

Posta un commento